
La Taverna di San Vito
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La Taverna di San Vito, crocevia di pellegrini e viandanti tra Faeto e Celle di San Vito Tra i boschi e i rilievi dell’Alta Valle del Celone, in una zona…
La Taverna di San Vito, crocevia di pellegrini e viandanti tra Faeto e Celle di San Vito
Tra i boschi e i rilievi dell’Alta Valle del Celone, in una zona che per secoli ha rappresentato un naturale punto di passaggio tra i Monti Dauni, si trovano le tracce della Taverna di San Vito, uno dei luoghi più significativi per comprendere la storia medievale del territorio. La Taverna di San Vito, situata nell’agro di Faeto, era un importante luogo di sosta lungo le antiche vie di collegamento tra la Campania e la Puglia. Faceva parte di un insediamento rurale comprendente il casale, una struttura destinata all’accoglienza dei viaggiatori e la vicina chiesetta dedicata a San Vito. La sua posizione lungo la direttrice dell’antica Via Traiana, successivamente percorsa anche dai pellegrini della Via Francigena del Sud, ne fece un punto di riferimento per chi attraversava questo settore dei Monti Dauni.
Ancora oggi questo luogo racconta un passato fatto di cammini, incontri e scambi culturali. Visitare quest’area significa immergersi in una parte meno conosciuta della Puglia, dove il paesaggio conserva il ritmo lento delle antiche vie percorse a piedi e dove ogni pietra custodisce una memoria che continua a dialogare con il presente.
Un luogo di confine tra Faeto e Celle di San Vito
La Taverna di San Vito si trova in un’area storicamente condivisa tra i territori di Faeto e Celle di San Vito, due piccoli borghi che ancora oggi conservano un’identità profondamente legata alla storia dell’Appennino Dauno.
Questa posizione di confine ha contribuito a rendere il sito un punto di riferimento per entrambe le comunità.
Una particolarità del luogo riguarda la Chiesetta di San Vito, che, pur sorgendo nel territorio comunale di Faeto, è storicamente legata alla comunità di Celle di San Vito. L’edificio religioso è documentato già all’inizio del XII secolo e la sua gestione è passata nel tempo dai monaci del Monastero di San Nicola al clero di Castelluccio Valmaggiore, fino alla successiva giurisdizione di Celle di San Vito. Una vicenda che testimonia i rapporti storici tra le diverse comunità dell’Alta Valle del Celone, al di là degli attuali confini amministrativi.
Qui si intrecciano percorsi religiosi, rotte commerciali e vicende locali che hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo dei due paesi. Non lontano sorgevano infatti anche il casale di San Vito e il Castiglione, conosciuto anche come Castello di Crepacore, una fortificazione medievale che controllava l’accesso alla valle e garantiva sicurezza ai viaggiatori in transito.
Il fascino di quest’area nasce proprio da questa sovrapposizione di storie, dove i confini amministrativi lasciano spazio a un patrimonio culturale condiviso.
Un complesso rurale al servizio dei cammini antichi
La posizione della Taverna di San Vito è strettamente legata all’antica Via Traiana, la strada romana che collegava Benevento a Brindisi attraversando la Daunia. In questo settore dei Monti Dauni, la direttrice raggiungeva uno dei punti più elevati del percorso prima di scendere verso l’antica Aecae, l’odierna Troia.
Nel corso dei secoli questi collegamenti continuarono a essere utilizzati da mercanti, viaggiatori e pellegrini. La Taverna svolse una funzione di ospitalità lungo la rete di itinerari che oggi riconosciamo nella storia della Via Francigena del Sud. La possibilità di fermarsi, trovare riparo e rifornirsi d’acqua era particolarmente importante durante l’attraversamento dei rilievi appenninici.
La presenza del casale, della vicina chiesetta e della sorgente testimonia il ruolo che questa località ha avuto nella storia della viabilità e degli insediamenti rurali dell’Alta Valle del Celone.
Dalla stazione romana alla taverna medievale
La storia della località potrebbe risalire all’epoca romana. Alcuni studiosi identificano infatti l’area della Taverna di San Vito con la Mutatio Aquilonis, una stazione di posta situata lungo la Via Traiana, dove i viaggiatori potevano sostare e cambiare le cavalcature. Si tratta di un’identificazione storica plausibile, ma non definitivamente accertata.
Una delle testimonianze più importanti è un’iscrizione del 213 d.C., dedicata all’imperatore Caracalla dal legionario Marco Aurelio Negrino. L’epigrafe ricorda il lucus Aquilonensis, un bosco sacro che doveva trovarsi in questa zona. La presenza dell’iscrizione conferma l’importanza del luogo in età romana, pur non dimostrando da sola che proprio qui sorgesse la stazione di posta.
Tra la Taverna, oggi conosciuta come Masseria dei Conti Maresca, e l’antica chiesetta si trova una sorgente che alimenta il torrente Celone, un tempo chiamato anche Aquilone. La presenza dell’acqua contribuì a rendere questo luogo un punto di riferimento per viaggiatori, pellegrini e comunità locali.
Nel Medioevo la Taverna continuò a svolgere una funzione di accoglienza lungo le vie di comunicazione che collegavano l’entroterra ai santuari e ai porti della Puglia. Dell’antico complesso rimangono il casale, che conserva un aspetto cinquecentesco, e la chiesetta di San Vito, recuperata dopo un lungo periodo di abbandono. Quest’ultima ha purtroppo perduto alcuni elementi architettonici originali, tra cui il pregevole rosone in pietra che un tempo ne ornava la facciata, trafugato da ignoti.
Tra il Santuario di San Vito e la memoria del territorio
Nel corso dei secoli il culto di San Vito ha rappresentato uno degli elementi più significativi della vita religiosa locale. La presenza della chiesetta rurale, oggi spesso indicata come Santuario di San Vito, testimonia il forte legame tra la spiritualità, il paesaggio e le comunità che hanno abitato queste montagne.
L’area della taverna e quella della chiesa costituiscono un unico racconto storico, fatto di pellegrinaggi, ospitalità e devozione popolare. Camminando tra questi luoghi è ancora possibile percepire il ruolo che essi svolgevano per chi attraversava la valle secoli fa, quando ogni punto di sosta rappresentava una risorsa preziosa lungo il viaggio.
Nei prati circostanti la chiesetta si teneva un tempo la Fiera di San Vito, un importante appuntamento per le comunità dell’Alta Valle del Celone e dei territori vicini. La manifestazione comprendeva il commercio del bestiame, delle attrezzature agricole e dei prodotti della terra, richiamando contadini, allevatori e mercanti anche dal Tavoliere e dal versante campano dell’Appennino. La fiera rappresentava un momento di incontro e di scambio, confermando la centralità di questa località non soltanto nella vita religiosa, ma anche nell’economia rurale del territorio.
La Taverna di San Vito rimane un’importante testimonianza della storia dei cammini e dell’ospitalità nell’Alta Valle del Celone. Il complesso rurale, attualmente chiuso per interventi di ristrutturazione, non è visitabile liberamente. Prima di raggiungere la località è consigliabile verificare le condizioni di accesso, anche per quanto riguarda la vicina chiesetta.
Come raggiungerla e cosa vedere nei dintorni
La Taverna di San Vito si trova nell’agro di Faeto, nei pressi del Valico di San Vito, non lontano dal confine con la Campania e dal territorio di Celle di San Vito. È raggiungibile attraverso la viabilità locale, ma prima della visita è opportuno verificare le condizioni della strada e le eventuali limitazioni di accesso al complesso.
La Via Francigena del Sud passa nei pressi della Taverna, seguendo l’antica direttrice che dalla Campania entra in Puglia e prosegue verso Monte Buccolo e Troia. Il Sentiero Frassati della Puglia è invece un itinerario distinto, che collega i centri abitati di Faeto e Celle di San Vito e permette di conoscere altri ambienti naturali e storici dell’Alta Valle del Celone.
Un viaggio nel cuore dell’Alta Valle del Celone
La Taverna di San Vito non è soltanto una testimonianza del passato, ma una porta d’accesso per conoscere l’identità più autentica dell’Alta Valle del Celone. Tra sentieri, antichi luoghi di culto, testimonianze medievali e piccoli borghi, questo territorio invita a rallentare e a scoprire una storia costruita nei secoli dall’incontro tra uomini, natura e vie di pellegrinaggio.
Proseguendo il viaggio potrai approfondire la storia dei borghi, esplorare gli altri luoghi di interesse, conoscere le tradizioni, gli eventi, la cultura, l’enogastronomia e gli itinerari che rendono Faeto, Celle di San Vito e Castelluccio Valmaggiore destinazioni da vivere con passo lento e sguardo curioso.
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L’Alta Valle del Celone
Dieci episodi per scoprire Celle di San Vito, Faeto e Castelluccio Valmaggiore attraverso la voce di chi questi luoghi li vive ogni giorno.
Un viaggio sonoro tra storie, memorie, tradizioni, paesaggi e sapori, raccontato dagli abitanti dei tre paesi. Il podcast accompagna il visitatore alla scoperta dell’anima più autentica dell’Alta Valle del Celone: una terra di boschi, borghi e comunità vive, dove ogni voce custodisce un pezzo di identità.
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