
Cavatelli e fagioli o con cicorie
Tempo di lettura:
A Faeto, cecatielli e fagioli: la pasta racconta un territorio A Faeto, la cucina non è mai stata un semplice atto di nutrimento. È stata e resta un modo di…
A Faeto, cecatielli e fagioli: la pasta racconta un territorio
A Faeto, la cucina non è mai stata un semplice atto di nutrimento. È stata e resta un modo di abitare il territorio, di tramandare gesti, di riconoscersi in una comunità. I cavatelli e fagioli di Faeto, conosciuti in dialetto come cecatielli e fagioli, sono uno di quei piatti che parlano prima di tutto della terra in cui nascono.
Una pasta di montagna nell’Alta Valle del Celone
Nell’enogastronomia dei borghi pugliesi interni, i cavatelli occupano un posto speciale. Non sono la pasta della costa adriatica né quella delle pianure tavolieresche: sono la pasta dei paesi alti, dove il grano duro si incontrava con le leguminose dei campi e le erbe raccolte lungo i sentieri. Nell’Alta Valle del Celone, questa tradizione ha trovato una delle sue espressioni più autentiche e meno contaminate.
I cicatelli con fagioli dell’Alta Valle del Celone si preparano ancora oggi come si facevano nelle cucine dei contadini: pochi ingredienti, tempi lunghi, nessuna scorciatoia. La pasta, impastata con semola di grano duro, farina 0 e acqua tiepida, viene lavorata a mano sulla spianatoia e strascinata con uno o due dita fino a formare l’incavo caratteristico. Quel gesto, ripetuto per secoli, è parte del piatto tanto quanto gli ingredienti.
La ricetta tra storia e identità locale
Cavatelli e fagioli: un piatto, due anime
La versione con i fagioli è il cuore della cucina povera tradizionale della Puglia settentrionale. I legumi, spesso borlotti o cannellini, talvolta i cosiddetti cici pollicini del dialetto locale, vengono cotti lentamente con pomodoro fresco, sedano, carota, aglio e olio extravergine. Il peperoncino entra a dare carattere, non a sopraffare. Il risultato è un piatto denso, caldo, capace di sfamare e di scaldare allo stesso tempo.
Esiste anche una variante in cui alla cottura dei fagioli si aggiunge la mentha pulegium, la mentuccia selvatica, pratica diffusa nell’area appenninica confinante con il Sannio e l’Irpinia, che dà al piatto un profumo selvatico e intenso. Conoscere questa variante significa capire che Faeto non è un’isola isolata: è un nodo di scambi culturali sedimentati nel tempo.
Cavatelli con cicoria: la versione verde
La pasta fresca fatta a mano dei Monti Dauni conosce anche un’altra forma. Nella versione con la cicoria, le foglie tenere vengono pulite, lavate e ripassate in padella con olio, aglio e peperoncino, poi unite i fagioli ai cavatelli per un piatto unico completo. Esiste la versione in rosso, con l’aggiunta del pomodoro, e quella in bianco. Entrambe rientrano a pieno titolo tra le ricette tradizionali dei Monti Dauni che questo borgo ha saputo conservare senza trasformarle in folklore.
Faeto: un borgo medievale francoprovenzale con una cucina tutta sua
Cosa mangiare a Faeto è una richiesta che porta ad entrare in contatto con una cucina che non ha mai dovuto adattarsi al gusto dei turisti perché i turisti, fino a non molto tempo fa, quasi non arrivavano. I ristoranti e gli agriturismi locali che ancora propongono i cecatielli con fagioli o cicoria portano in tavola qualcosa di difficilmente replicabile altrove.
Un piatto da assaggiare, una sagra da vivere
L’autunno e l’inverno sono le stagioni in cui questi piatti esprimono il meglio di sé e non è un caso che siano anche le stagioni degli eventi che animano il borgo. La Sagra del Maiale di Faeto e le sagre legate alle eccellenze locali attraggono ogni anno visitatori da tutta la Puglia e oltre, trasformando la gastronomia in momento collettivo, in rito comunitario.
Se siete qui in estate o in primavera, cercate comunque un agriturismo che li prepari: troverete che i cecatielli e fagioli non conoscono stagione sbagliata quando gli ingredienti sono quelli giusti.
Continua a esplorare Faeto e l’Alta Valle del Celone
Faeto ha una storia medievale da leggere nei vicoli, una lingua da ascoltare, una natura da percorrere a piedi tra boschi e crinali. L’Alta Valle del Celone offre un patrimonio di borghi, saperi e paesaggi che merita di essere scoperto con il tempo che richiede.
Scopri gli altri luoghi, le tradizioni e i patrimoni immateriali dell’Alta Valle del Celone.
IN BREVE
Dove
Faeto
Tipologia
Adatto a
Tutti


PODCAST
L’Alta Valle del Celone
Dieci episodi per scoprire Celle di San Vito, Faeto e Castelluccio Valmaggiore attraverso la voce di chi questi luoghi li vive ogni giorno.
Un viaggio sonoro tra storie, memorie, tradizioni, paesaggi e sapori, raccontato dagli abitanti dei tre paesi. Il podcast accompagna il visitatore alla scoperta dell’anima più autentica dell’Alta Valle del Celone: una terra di boschi, borghi e comunità vive, dove ogni voce custodisce un pezzo di identità.
Esperienze consigliate
Continua ad esplorare
Fontana Monumentale di Piazza Marconi
Se c’è un elemento capace di raccontare l’anima profonda di un …
Processione de le ccòcce de mmòrte
Processione de le ccòcce de mmòrte Faeto Il crepuscolo autunnale …
Monte difesa Vadicola
Monte Difesa Vadicola: dove il bosco incontra la terra coltivata …
La Cipollata
Nel cuore dell’Alta Valle del Celone, dove i Monti Dauni segnano …




