
I ciccicotti
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I ciccicotti di Faeto: quando il cibo diventa rito. Tra i prodotti tipici dei Monti Dauni che resistono al tempo senza bisogno di rielaborazioni, i ciccicotti di Faeto occupano un…
I Ciccicotti di Faeto: quando il cibo diventa rito.
Tra i prodotti tipici dei Monti Dauni che resistono al tempo senza bisogno di rielaborazioni, i ciccicotti di Faeto occupano un posto a sé. Non sono un dolce da vetrina. Sono un gesto antico, ripetuto ogni anno il 2 novembre, il Giorno dei Morti, nelle cucine di un borgo che ha saputo conservare la propria identità con una tenacia rara.
Se stai cercando cosa mangiare a Faeto durante una visita in autunno, o vuoi capire come si esprime l’enogastronomia dell’Alta Valle del Celone attraverso i suoi rituali più intimi, i ciccicotti sono il punto di partenza giusto.
Faeto: un borgo che parla un’altra lingua
Prima ancora di entrare nelle cucine, vale la pena fermarsi sul borgo stesso. Faeto è, insieme a Celle di San Vito, uno dei due comuni francoprovenzali della Puglia, dove ancora oggi si parla, accanto all’italiano, una variante del francoprovenzale portata dai coloni angioini nel XIII secolo. Questa stratificazione linguistica non è solo una curiosità folkloristica: è la chiave per capire perché certi usi, certi nomi dialettali, certe ricette siano sopravvissuti quasi intatti fino a oggi.
I ciccicotti, in lingua locale ló cecciuóttele, sono uno di questi casi. Il nome stesso porta in sé qualcosa di antico, difficile da tradurre, ancora più difficile da dimenticare.
Ló cecciuóttele: storia e significato di un dolce povero
Nella tradizione contadina del Subappennino Dauno, il confine tra cibo e rito religioso era spesso sottilissimo. Il 2 novembre, quando le famiglie ricordavano i defunti, la cucina non restava in silenzio. Si accendevano i fuochi sotto le pignatte, le pentole di terracotta che erano il centro della cucina povera, e si mettevano a cuocere grano e granturco insieme, lentamente, fino a quando i chicchi non si aprivano e si ammorbidivano.
Il risultato veniva poi condito a piacere: con zucchero, con vin cotto o con miele, a seconda di ciò che la dispensa offriva. Tre varianti, tre sapori diversi, ma lo stesso gesto. Una preparazione essenziale, senza eccessi, che nella sua semplicità racconta più di tanti piatti elaborati.
I ciccicotti rientrano in quella categoria di dolci poveri della cucina contadina che il territorio dei Monti Dauni custodisce con discrezione: niente ricette scritte, niente scuole di cucina, solo trasmissione orale da una generazione all’altra, dentro le case, dentro le famiglie.
Una tradizione autunnale ancora viva
Chi arriva a Faeto a fine ottobre o ai primi di novembre, con la nebbia che scende dai boschi del Subappennino e le giornate che si accorciano, può ancora incontrare questo dolce nella sua forma più autentica: preparato in casa, offerto ai vicini, consumato in silenzio come si conviene a un giorno di memoria.
Conoscerlo prima di partire significa arrivare con occhi diversi. Significa capire che l’enogastronomia tradizionale di questo angolo di Puglia è una sedimentazione di storia, lingua, fede e stagioni.
Faeto e l’Alta Valle del Celone: un territorio da scoprire lentamente
Faeto fa parte dell’Alta Valle del Celone, che offre paesaggi, storia e tradizioni locali ancora in gran parte da scoprire per chi pratica il turismo lento nei borghi dei Monti Dauni.
Scopri gli altri luoghi di Faeto e dell’Alta Valle del Celone: le architetture del centro storico, i sentieri tra i boschi, le feste del calendario liturgico, le ricette che si preparano tuttora nelle case. Ogni voce è un invito a rallentare e ad andare più in profondità.
IN BREVE
Dove
Faeto
Tipologia
Adatto a
Tutti


PODCAST
L’Alta Valle del Celone
Dieci episodi per scoprire Celle di San Vito, Faeto e Castelluccio Valmaggiore attraverso la voce di chi questi luoghi li vive ogni giorno.
Un viaggio sonoro tra storie, memorie, tradizioni, paesaggi e sapori, raccontato dagli abitanti dei tre paesi. Il podcast accompagna il visitatore alla scoperta dell’anima più autentica dell’Alta Valle del Celone: una terra di boschi, borghi e comunità vive, dove ogni voce custodisce un pezzo di identità.
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